Mese della Prevenzione Oncologica Femminile - Ottobre Rosa
Tipologia: News
La prevenzione secondaria attraverso screening regolari è fondamentale: la diagnosi precoce aumenta significativamente le possibilità di successo terapeutico e riduce l'invasività dei trattamenti necessari. Eppure, troppe donne rimandano i controlli o non vi accedono.
In occasione di Ottobre Rosa, ASST Mantova propone contenuti di sensibilizzazione sul tema.
Un gesto semplice che può salvare la vita.
Per informazioni sugli screening oncologici visita la pagina dedicata: SCREENING ONCOLOGICI
Screening oncologici: quanto ne sappiamo davvero?
Essere senza sintomi, non avere casi di tumore in famiglia o aver già effettuato un controllo non significa necessariamente poter rinunciare allo screening. E un test positivo non è una diagnosi.
Scopri cosa significa partecipare consapevolmente ad un programma di screening.
Sei sicuro di sapere come funzionano gli screening oncologici?
“Se sto bene e non ho sintomi, non ho bisogno di fare uno screening.”
FALSO. Lo screening è rivolto proprio a persone che non presentano sintomi. Serve a individuare eventuali lesioni precancerose o tumori in fase precoce, quando ancora possono non dare disturbi e permette di intervenire tempestivamente e con trattamenti più efficaci e meno invasivi.
“Se nella mia famiglia nessuno ha avuto un tumore, posso evitare lo screening.”
FALSO. La familiarità può aumentare il rischio per alcune neoplasie, ma l'assenza di casi in famiglia non esclude il rischio. Se rientri nella popolazione a cui è rivolto il programma, la mancanza di familiarità non è un motivo per non aderire.
“Se il test di screening è positivo, significa che ho un tumore.”
FALSO. Un test positivo indica la necessita di un approfondimento: non equivale a una diagnosi di tumore. Per esempio, la presenza di sangue occulto nelle feci può avere cause diverse; allo stesso modo, un richiamo dopo una mammografia serve ad approfondire un reperto che necessita di ulteriori valutazioni.
“Se il mio ultimo screening era negativo, non ho bisogno di ripeterlo.”
FALSO. Un risultato negativo riguarda la situazione valutata in quel momento. Per questo i programmi prevedono intervalli definiti tra un controllo e il successivo: aderire con la periodicità prevista è parte del percorso di screening.
“Faccio già i miei controlli privatamente, quindi lo screening non mi serve.”
NON È COSÌ SEMPLICE. Lo screening organizzato non consiste soltanto nell'esecuzione di un singolo esame: prevede un percorso definito, standard di qualità e la gestione degli eventuali approfondimenti. Nello screening mammografico, ad esempio, le immagini sono sottoposte a doppia lettura indipendente. Se stai già seguendo un percorso individuale di controlli, è opportuno evitare duplicazioni non necessarie e valutare con i professionisti il percorso più appropriato.
“Se ho un sintomo, posso aspettare il prossimo invito allo screening.”
FALSO. Lo screening è destinato alla popolazione asintomatica. In presenza di un segno o di un sintomo che richiede valutazione non bisogna attendere il prossimo invito: è opportuno rivolgersi al proprio medico per individuare il percorso diagnostico appropriato.
FUMO DA TANTI ANNI. SMETTERE ADESSO SERVE ANCORA?
Sì. Non è mai “troppo tardi” per smettere.
Il rischio può diminuire.
Smettere di fumare riduce progressivamente il rischio di malattie legate al tabacco. Secondo l’OMS, dopo circa 10 anni il rischio di morire per tumore del polmone è circa la metà rispetto a chi continua a fumare.
I benefici non riguardano solo il tumore del polmone.
Con la cessazione diminuisce anche il rischio di altri tumori associati al tabacco e si ottengono benefici cardiovascolari e respiratori.
Anche dopo molti anni di fumo vale la pena provarci.
La prevenzione non significa cancellare il rischio, ma ridurlo. E smettere di fumare è una delle azioni più importanti che una persona che fuma possa intraprendere per la propria salute.
Ormai fumo da troppo tempo: che differenza può fare smettere adesso?
Una differenza concreta. I benefici della cessazione iniziano presto e aumentano nel tempo. Non serve aspettare il momento perfetto: chiedere supporto può rendere il percorso più sostenibile.
Se vuoi smettere di fumare, informati sui percorsi di supporto disponibili in ASST Mantova, compreso l’Ambulatorio Respiro Nuovo.
QUANTO CONTANO DAVVERO LE NOSTRE ABITUDINI NEL RISCHIO DI TUMORE?
Non esiste uno stile di vita che azzeri il rischio. Ma alcune scelte possono ridurlo.
Muoviti ogni giorno.
Essere fisicamente attivi nella vita quotidiana e limitare il tempo trascorso seduti fa parte delle raccomandazioni europee per la prevenzione oncologica.
Cura alimentazione e peso.
Dai spazio a cereali integrali, verdura, legumi e frutta; limita la carne rossa ed evita le carni lavorate. Prevenire o gestire sovrappeso e obesità contribuisce a ridurre il rischio di diversi tumori.
Alcol: meno è meglio, per il rischio oncologico.
La 5ª edizione del Codice europeo contro il cancro raccomanda di evitare le bevande alcoliche.
Proteggiti dal sole.
Evita l’eccessiva esposizione ai raggi UV, usa una protezione adeguata e non utilizzare lettini solari.
E soprattutto: niente tabacco.
Il tabacco rimane uno dei principali fattori di rischio oncologico prevenibili.
La prevenzione oncologica non è una lista di divieti e non offre garanzie assolute.
È la possibilità di agire sui fattori di rischio modificabili, un’abitudine alla volta. Le raccomandazioni del nuovo Codice europeo contro il cancro trasformano le evidenze scientifiche in azioni quotidiane.
Scegli un cambiamento realistico da cui iniziare oggi. La prevenzione funziona meglio quando diventa parte della vita quotidiana.
MIA MADRE HA AVUTO UN TUMORE AL SENO. SUCCEDERÀ ANCHE A ME?
Familiarità non significa destino. Ma conoscere la propria storia familiare può aiutare a definire il rischio.
Avere un familiare colpito può aumentare il rischio.
Il rischio dipende però da molti elementi: numero e grado di parentela dei familiari coinvolti, età alla diagnosi, presenza di tumori in entrambi i seni o di altri tumori associati.
Familiarità ed ereditarietà non sono sinonimi.
Solo una quota minoritaria dei tumori mammari è associata a varianti genetiche ereditarie ad alta penetranza, come BRCA1 e BRCA2.
Quando la storia familiare merita attenzione?
Più casi nella stessa famiglia, diagnosi in età giovane o particolari associazioni di tumori possono indicare l’opportunità di una valutazione specifica.
Cosa fare?
Conosci e riferisci al medico la tua storia familiare. Se emergono elementi suggestivi, sarà il professionista a valutare se è indicato un percorso dedicato di consulenza e sorveglianza.
La storia familiare è un’informazione importante, ma non è una sentenza.
Conoscerla permette di distinguere chi può seguire i normali programmi di prevenzione da chi potrebbe beneficiare di una valutazione personalizzata del rischio.
Ricostruisci, per quanto possibile, la storia oncologica dei familiari più stretti e parlane con il tuo medico se sono presenti più casi o diagnosi in età giovane.
Ultimo aggiornamento: 06/10/2026